Maratona, Ultra Trail, Ironman… Perché l’endurance è così irresistibile?

Maratona, Ultra Trail, Ironman… Perché l’endurance emana un’attrazione così fatale?

Dopo la maratona non sono stato in grado di camminare per una settimana intera, così tanto la gara mi ha tolto energie. Ma è stata la stanchezza più piacevole che abbia mai conosciuto. (Emil Zatopek)

  • In questo articolo ripercorreremo l’origine delle discipline di “endurance”. Capiremo perché maratone, ultra trail, triathlon ironman esercitano un fascino irresistibile nell’immaginario collettivo da spingere milioni di praticanti ogni anno a cimentarsi in prove fisiche estenuanti.

  • Daremo uno sguardo a quali sono oggi le discipline sportive agonistiche che mantengono inalterato lo spirito e le motivazioni, le caratteristiche e le richieste psico-fisiche tipiche della storia dell’endurance.

Oltre il possibile. O meglio dire “Ultra”!

Se vuoi divertirti… Fai una 10 Km. Se vuoi fare un gara… Fai una maratona. Se vuoi parlare con Dio… Fai un’ultra. (anonimo)

Storie di messaggeri. La prima Ultra maratona della storia.

L’origine della maratona è legata alla storia della battaglia di Maratona: secondo la tradizione, nel 490 a.C. l’esercito persiano, sbarcato sulla costa greca per una spedizione contro Atene, si attestò a Maratona. Gli Ateniesi mandarono il messaggero Fidippide (o Filippide) a chiedere aiuto a Sparta. Fidippide, un emerodròmos («colui che può correre per un giorno intero») capace di percorrere le lunghe distanze più velocemente di un cavallo, coprì i 237 km da Atene a Sparta in un giorno e mezzo.

A Sparta gli risposero che erano disposti ad aiutare Atene ma non prima di dieci giorni. Fidippide allora tornò indietro con la stessa velocissima corsa per avvertire i generali ateniesi. Quando poi gli Ateniesi riuscirono a sconfiggere i Persiani, Fidippide si precipitò ad Atene per annunciare la vittoria ed evitare che, temendo la sconfitta, la città fosse bruciata. Giunse ad Atene stremato, dopo aver percorso complessivamente 500 km circa in pochi giorni; prima di morire riuscì a dire nenikèkamen «siamo vittoriosi», o forse solo nìke «vittoria».

La garaSpartathlon Historic Race” di 246 Km oggi è giunta alla sua 28ª edizione!!!

La Maratona. Simbolo delle Olimpiadi Moderne.

La maratona si corre per 30 km con le gambe, 10 km con la testa, 2 km con il cuore e 195 metri con le lacrime agli occhi. (Anonimo)

42,195 Km. 

Il moderno concetto di maratona come sport nacque con Michel Bréal, filologo francese amico di Pierre de Coubertin, fautore delle Olimpiadi moderne. Nel 1896 alle prime Olimpiadi moderne di Atene fu istituita, su suggerimento di Bréal, una corsa che ricordasse l’ultima impresa di Fidippide. Il percorso, ripristinato per l’occasione, misurava 40 km, dalla città di Maratona all’antico stadio di Atene. Nel 1908, in occasione delle Olimpiadi di Londra, il percorso fu allungato in modo che la linea di partenza fosse situata al castello di Windsor e il traguardo sotto la tribuna reale dello stadio di Londra. Da allora la distanza è rimasta invariata e fissata a 42,195 km.

Per sottolineare l’importanza di questa corsa, la maratona maschile è tradizionalmente la gara di chiusura dei giochi olimpici. Nel 2004, ad Atene, la premiazione del vincitore, l’italiano Stefano Baldini, ha rappresentato il momento culminante della cerimonia di chiusura.

Ho divorato l’ultimo chilometro con la certezza assoluta che l’oro sarebbe stato mio. Una curva a sinistra mi ha infilato sotto le tribune e, dopo qualche secondo, sono stato colpito in faccia dallo schiaffo di luce dello Stadio Panathinaiko, unico luogo illuminato di una intera città immersa nell’imbrunire e in attesa dell’epilogo dell’Olimpiade. (Stefano Baldini, prima di vincere la medaglia d’oro alla Maratona d’Atene)

Dagli anni Ottanta in poi con le grandi maratone mondiali, da New York a Berlino, da Londra a Parigi, scoppiò il fenomeno runnning, con decine di migliaia di partecipanti e una base di corridori amatori impressionante.

Il boom delle ultramaratone.

Ma non ci si ferma ai 42 Km. Infatti sono sempre di più, in tutto il mondo, gli appassionati di corse estreme. Sui monti, nei deserti o tra boschi e crepacci, più che il cronometro conta la resistenza o sarebbe meglio dire la resilienza e forse anche un po’ di narcisismo…

 

Corri quando puoi, cammina quando devi, striscia se serve; ma non mollare mai. (Dean Karnazes)

Un tempo sfide per pochi eletti che si contavano sulle dita della mano e che erano guardate con diffidenza ai puristi delle misure olimpiche, oggi si sono moltiplicate in misura esponenziale diventando fenomeno se non ancora di massa quantomeno, numeri alla mano, di tendenza. Un esempio su tutti, la “100 Km del Passatore”: l’ultima edizione della ultramaratone italiana per antonomasia che si corre da 46 anni tra Firenze e Faenza, ha registrato il record di 3066 iscritti e, soprattutto, di 1350 esordienti. Lungo le strade dell’Appennino si è visto sfrecciare Giorgio Calcaterra, tre volte campione del mondo di ultramaratone e per dodici anni vincitore del Passatore (di cui detiene il primato in 6h 25′ 49”). A seguire tantissimi amatori in lotta con il tempo massimo ma soprattutto con la fatica e con sé stessi.

Dal bitume alla traccia. L’esplosione del trail.

Nell’ultimo decennio il “travaso” delle gare su strada alle ultramaratone e ai trail è stato costante, una domanda crescente che ha generato decine di nuove competizioni e ha affollato quelli già esistenti. Come l'”Ultra Trail du Mont Blanc”: 2500 corridori (i pettorali polverizzati venti minuti dopo l’apertura online delle iscrizioni) che da una quindicina di anni, alla fine di agosto, puntano a completare i 171 chilometri del periplo del Monte Bianco. O il “Tor des Geants”: 330 chilometri alle falde di Gran Paradiso, Monte Bianco, Cerino e Rosa. Non ci sono montagne, invece, alla “Marathon des Sables”, altra gara iconica: un migliaio di iscritti ogni anno e altrettante richieste inevase, 250 chilometri nel deserto del Marocco. Si tratta per lo più di runner dilettanti, persone comuni che vengono rapiti dalla sfida, apparentemente impossibile, di correre, ma anche nuotare  e pedale come in altre discipline endurance, potenzialmente all’infinito immersi in scenari mozzafiato, in contesti e ambienti che già di per sé rappresentano una sfida ma anche un’occasione di riappropriarsi del proprio rapporto con la natura!

Perché, in fondo, lo spirito che anima ogni atleta di qualsiasi livello è sempre lo stesso: fissale l’asticella del proprio limite e provare a superarla. Limiti fisici, psichici, emotivi…

Ironman – “Uomo di ferro”. Quando una maratona è poco.

Vivete da uomini. Morite da Ironman.  (Aldo Rock)

L’ironman è la gara più famosa, e anche quella più lunga, del triathlon, sport caratterizzato dall’insieme di tre discipline, nuoto, ciclismo e corsa.

Definita dalla World Triathlon come distanza triathlon super lungo è la più dura competizione di tale sport, caratterizzata da 3,86 km di nuoto, 180,260 km in bicicletta e 42,195 km di corsa (cioè la distanza della maratona). Le distanze delle frazioni dell’ironman nascono mettendo insieme 3 gare molto famose: la Waikiki rough water swim di 3,8 km, la 112 mile bike race around Oahu, e la classica maratona, di 42,195 km.

Tra gli ironman più famosi vi sono senz’altro quelli di Klagenfurt e di Nizza, tra quelli più duri (per il dislivello della frazione in bici) l’Embrunman e l’Elbaman. Quello delle Hawaii è il più famoso in assoluto, ma rappresenta una sorta di “campionato del mondo di ironman” e ci si arriva solo qualificandosi.

O.C.R. Quando correre non basta più.

Le Obstacle Course Race sono un nuovo modo di vedere la corsa. Sono gare che si svolgono su state sterrate, sentieri, terreni accidentati e fangosi, sotto il sole, la pioggia o la neve, e coprono distanze che possono variare da 5 a 20 Km; gli ostacoli possono consistere in guadi di fiumi, fossati, paludi, scavalcamento di muri, trasporto di oggetti pesanti, strisciamenti sotto fili spinati, percorsi sospesi con l’utilizzo di funi o anelli, arrampicate su pareti con appigli.

Si tratta di una disciplina sportiva veramente completa, che mette alla prova in modo estremo le capacità psico-fisiche e che richiede doti di resistenza, forza, velocità, flessibilità, destrezza e agilità.

Anzi le O.C.R. sono una vera e propria filosofia di vita, una metafora della vita perché ti insegnano ad affrontare e superare le difficoltà e a non arrenderti mai!

Perché lo fai? Maratona, Ultra Trail, Ironman… Perché l’endurance emana un’attrazione così fatale?

Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre fino la fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Greenbow. Poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama, e così feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama, e non so perché continuai ad andare. Corsi fino all’oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare… insomma, la facevo!” (Dal film Forrest Gump)

Cosa spinge persone “normali” a fare cose “anormali” come Ultramaratone, Ultra Trail, Ironman, Spartan Race?

Semplice la risposta per chi lo sperimenta direttamente. Lo sport rende felici, incrementa consapevolezza, sviluppa consapevolezza e autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di poter far qualcosa, di riuscire in qualcosa, inoltre lo sport incrementa la Resilienza, si affrontano e si superano meglio i problemi, le crisi, le difficoltà, si è più attenti e gentili.

E’ un mondo fatto di pensieri, preoccupazioni, gioie, delusioni, illusioni, sensazioni, vittorie, fallimenti.

A volte la fatica rende felici, è quello che sperimentano molti atleti di sport di endurance come gli ultramaratoneti e i triatleti ironman.

“Ciò che soprattutto mi ha reso felice, oggi, è il fatto che questa gara me la sono proprio goduta. Non ho ottenuto un tempo di cui andar fiero. Ho anche commesso diversi piccoli errori, Però ho corso fino a esaurimento delle forze, e ne risento ancora l’effetto. Inoltre, sotto molti punti di vista, credo di essere migliorato rispetto all’ultima gara. E questo è un punto di essenziale. Perché la difficoltà del Triathlon consiste nel saper combinare le tre prove, e l’esperienza ha molto da insegnare al riguardo. Permette di compensare lo squilibrio delle attitudini fisiche. In altre parole, imparare dall’esperienza è la cosa più piacevole, più divertente del triathlon.” (Murakami).

La bellezza dello sport di endurance è che ti permette di fare esperienza, di metterti in gioco, di apprendere dall’esperienza sbagliando. Ma soprattutto di misurarsi con se stessi e di guardarsi dentro!

Quale disciplina vi affascina maggiormente? 

Dai prossimi articoli iniziamo a prepararci per ciascuna di esse!

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